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Alit sogna e continua a farlo anche da adulto, per trovare finalmente la sua via e realizzare
l'incarico per il quale è venuto al mondo. In fondo, a pensarci bene, Alit siamo un pò
tutti noi, noi esseri umani alla ricerca del vero, ma soprattutto della felicità.
La caratteristica del romanzo "Alit e il principe di porpora" è l'intreccio tra fantasia e realtà.
Miti, leggende e misteri costituiscono il meravigioso mondo degli Inuit, una magica e sana società ai confini di altre e
sconosciute dimensioni nelle quali Alit, come il resto dei personaggi, si muove, scandendo il tempo di una terra come il Nunavut,
ultimo vasto luogo selvaggio rimasto sul pianeta. I suoi iceberg giganteschi, le sue catene montuose e la vacuità della zona polare,
fanno sognare e allo stesso tempo rabbrividire per la descrizione dettagliata dello scenario glaciale, dalle impossibili temperature,
in cui i venti sembrano avere vita propria.
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Dal punto di vista geologico, l’area del Nunavut, la zona nella quale il villaggio di Alit si è stanziato ormai
da millenni, è costituita da circa la metà del territorio, situato anord del Circolo Polare Artico. La regione
in parte montuosa nelle isole di Baffin e di Ellesmere, raggiunge anche altitudini considerevoli (come il Barbeau Peak, di 2.616 m),
tuttavia è in prevalenza costituito da pianure caratterizzate dall’ambiente della Tundra.

Mappa nel Nunavut
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Nelle selvagge terre del nord, in luoghi freddi e contesi da meraviglie naturali, si distingueil popolo degli Eschimesi,
o meglio, Inuit: valorose tribù originarie del continente asiatico da tempo stabilitesi in questi luoghi.
Gran parte del suolo, permanentemente gelato, è formato da permafrost, sul quale Alit, quella lontana mattina
aveva deciso d’inoltrarsi per andare a pesca.Tutto ha inizio in un campo Inuit: è una giornata d’autunno,
sole rosso e tiepido, animali risvegliatisi dal letargo che a profusione risalgono gli eterni ghiacciai della regione montuosa.
Cantano, gridano mangiano e poi ricadono come pietre in un nuovo sonno profondo. Alit, il piccolo e grande guerriero Inuit,
osserva il villaggio in cui è nato, la sua gente e considera che ci sia qualcosa di insolitamente diverso nel paesaggio
artico, che al suo sguardo attento, appare davvero fortemente anomalo rispetto a come lo aveva lasciato la notte precedente.
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Nel cielo, quel giorno lontano, nubi misteriose ombreggiano il paesaggio, seguite da una scia bianca.
Questa atmosfera alimenta il sogno, impossibile e improbabile di un bambino-adulto che desidera liberare la sua terra
dagli esseri infernali, impresa nella quale nessuno è ancora riuscito. Domanda pertinente: “Dove vorremmo
andare se ci venisse offerto un viaggio ai confini della fantasia…” ? Risposta: “Nel mondo di Alit”.
Un universo nel quale il soggetto, come il resto della sua gente, nel silenzio e nel sacrificio, accetta il suo destino senza
opporsi alle prove volute dai sacri padri come una fatalità contro la quale non ci si ribella.Sì, gli serve solo
l’appoggio degli amici e andare altrove: mondi immaginari, dimensioni lontane dalla realtà anche se a volte lo
condanneranno alla solitudine, all’isolamento che gli impedirà di godere dell’amore della sua compagna.Molte
cose che Alit impara ogni giorno sono dovute all’abile lungimiranza che gli svela lo stupendo mondo che circonda il suo popolo.
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Non può che partire per nuove avventure se vuole salvare la sua gente, e la propria storia è radicata già nel
significato del nome: Alit, “Vita, o soffio vitale”, appellativo più che appropriato, visto le mirabolanti imprese
con le quali continuamente si deve confrontare. Mentre il nome del suo popolo: Inuit significa semplicemente “uomini”.
Dunque, Alit combatte in una società caratterizzata da prototipi ancora allacciati a vecchi rituali di tipo sciamanico, dove
forte si instaura il rapporto con i sacri padri per scacciare i predatori della sua terra ancora occupata dall’oscurità e dai
ghiacci in cui s’insediano tribù nemiche. Parlare di Inuit significa essenzialmente raccontare di società dove avviene
ancora il procacciamento del cibo tramite la caccia o la pesca, le quali sono legate ai riti di tipo sciamanico. Lo sciamano, o lo stregone,
regola la vita spirituale dei vari clan che compongono l’immenso popolo degli Inuit; essi credono infatti a una forma di Animismo
caratterizzato da spiriti buoni e cattivi dove spetta allo sciamano il compito di colloquiare con questi ultimi e di rabbonirli.
Sono, come potete leggere nel romanzo, una tipica società con caratteristiche socio-religiose simili alle antiche tribù di
molte terre artiche e per certi versi, a quelle più ampie del Nord dell’America. Queste società hanno i loro miti
sulla creazione e i loro racconti classici, compresi i sacri testi che parlano di Dei creatori, narrano di antichi tempi nei quali giunsero
in queste terre a bordo di esseri volanti: “Vitilus”, è uno dei numerosi esempi citati nel romanzo.
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C’è chi ha voluto vedere in questo racconto un ricordo degli Eschimesi,
chi ha immaginato di vivere in altre dimensioni o addirittura in altri pianeti, oppure si è sentito condotto nelle
loro terre da antiche razze misteriose, o da extraterrestri “di cui parlerò in seguito”, che avrebbero
dominato il pianeta Terra. La caratteristica del romanzo è l’intreccio tra fantasia e realtà di questo
popolo. Miti, leggende e misteri costituiscono il meraviglioso mondo degli Inuit, una magica e sana società ai confini
di altre e sconosciute dimensioni nelle quali Alit, come il resto dei personaggi, si muove, scandendo il tempo di una
terra come il Nunavut, ultimo vasto luogo selvaggio rimasto sul pianeta.
I suoi iceberg giganteschi, le sue catene montuose e la vacuità della zona polare, vi faranno sognare e allo stesso
tempo rabbrividire per la descrizione dettagliata dello scenario glaciale, dalle impossibili temperature, in cui i venti,
sembrano avere vita propria.È un luogo estremo: bello, sereno, selvaggio, violento e le sue dimensioni sono impenetrabili,
sia che vi si viaggi nella realtà, sia che lo si osservi attraverso estensioni parallele e suggestive create dalla
mente fantasiosa del personaggio. Perché scrivere una storia, anche seimmaginaria sulla vita degli Inuit?
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La risposta è una e la più semplice: esistono reali possibilità che questa parte di terra artica continui ad essere un
luogo libero e incontaminato. Sul palcoscenico si muovono figure di vecchi sciamani, di saggi e guerrieri e ognuno racconta la propria
esperienza di viaggio tra le nubi, i ghiacci, le montagne di fuoco, le profondità sconosciute…
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Tutti si lasciano avviluppare dai ricordi, parlando dei loro antenati: “Alit lo fa con suo padre”, quindi anche
i flashback diventano compagni di viaggio ipotetico.
Sembra quasi di salire sulle slitte trainate dai cani e avventurarsi fino al posto più a nord del mondo. Tutti siedono su
superfici con disegni di simboli premonitori.
Il colore della suggestione creativa ci parla delle terre, delle nubi e dei ghiacci: uno spessore
cromatico che prende la scena, la caratterizza e ci proietta nella gelida atmosfera del polo, ne riproduce l’ostilità dei venti,
ciò nondimeno aggiunge eleganza e colore alla storia.
E’ a questo punto che traspaiono l’umanità e la furbizia, lo spirito di avventura e il coraggio
dell’eroe, aiutato costantemente da un grande spirito di fratellanza che lo distingue da tutti gli altri personaggi,
comunque anch’essi e in ogni caso leali. I valori della solidarietà si amalgamano all’entusiasmo della
narrazione, componenti importanti che la completano e l’arricchiscono.
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